Dispositivi ortopedici e qualità della vita: il valore della tollerabilità nella terapia
Dispositivi ortopedici e qualità della vita: il valore della tollerabilità nella terapia
In RSA, cliniche e centri di riabilitazione, l’efficacia di un ausilio non si misura solo nella sua azione clinica, ma anche nella sua capacità di essere accettato e integrato nella vita quotidiana di chi lo utilizza.
L’efficacia terapeutica, comincia nel momento in cui il paziente accetta la cura e continua a usare, con consapevolezza, ciò che gli è stato prescritto.
Oltre la diagnosi: lo strumento che “funziona”
La prescrizione è solo l’inizio. La quotidianità è fatta di piccoli gesti, abitudini e adattamenti. Un ausilio deve essere funzionale a tutto questo. Infatti, se un busto risulta troppo rigido, se un tutore stringe o una scarpa ortopedica provoca disagio, quell’ausilio — anche se corretto clinicamente — rischia di essere rifiutato, abbandonato o utilizzato male.
Un dispositivo poco tollerato può diventare un freno, non un alleato.
Quando il dispositivo non viene usato
Una rassegna di studi condotti su oltre 1.500 utilizzatori di ortesi e calzature ortopediche ha evidenziato tassi di non utilizzo che variano dal 6% fino all’80%, in base al tipo di dispositivo e alla fascia d’età coinvolta. Tra i principali motivi di abbandono: fastidio, dolore, difficoltà nei movimenti e percezione negativa dell’estetica.
Nel caso specifico dei corsetti ortopedici per scoliosi, ad esempio, uno studio pubblicato su Springer ha mostrato una aderenza reale alla prescrizione inferiore al 15%, con una media del 69% del tempo di utilizzo effettivo rispetto a quello richiesto. Un dato che, per i clinici, non può essere ignorato.
Comfort e aderenza: una relazione sottovalutata
Più il dispositivo è tollerabile, più è probabile che venga usato. Ma tollerabile non significa solo “non doloroso”, significa anche discreto, leggero e facile da indossare.
Le scale di valutazione dell’esperienza d’uso, come la QUEST 2.0, indicano tra i fattori più importanti:
- il comfort (81%),
- l’efficacia percepita (75%),
- la facilità d’uso (74%).
A conferma di questo, altre ricerche hanno evidenziato una correlazione diretta tra comfort e qualità della vita percepita dal paziente, con impatti misurabili anche su scale cliniche come l’SF-12.
Una scelta strategica anche per le strutture sanitarie
Per una RSA o una clinica, scegliere dispositivi che rispettino questi importanti fattori non è un vezzo, né un costo inutile. È una leva strategica per migliorare la qualità assistenziale e ottimizzare le risorse.
Ecco alcuni vantaggi concreti:
- Maggiore continuità nell’uso degli ausili prescritti.
- Minore necessità di intervento da parte del personale per correzioni, adattamenti o sorveglianza.
- Prevenzione di complicanze da immobilità o scorretto uso posturale.
- Maggiore soddisfazione del paziente e dei familiari, con impatto positivo anche sulla reputazione della struttura.
In sintesi: più efficacia con meno attrito.
Come orientarsi nella scelta degli ausili
Alcune azioni possono aiutare le strutture a migliorare la qualità degli ausili adottati:
🔸 Coinvolgere il paziente nella fase di prova, raccogliendo feedback su sensazioni e facilità d’uso.
🔸 Privilegiare materiali leggeri, traspiranti e forme ergonomiche.
🔸 Prevedere follow-up a breve termine per verificare l’adattamento.
🔸 Monitorare l’utilizzo effettivo, anche con strumenti semplici, per prevenire l’abbandono precoce.
Una terapia può essere corretta, ma inefficace, se l’ausilio rimane inutilizzato.
Curare la scelta dello strumento nella forma, nei materiali e nella tollerabilità, significa già prendersi cura del paziente.
Perché un ausilio funzioni, deve essere vissuto con naturalezza.
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